martedì, marzo 18, 2008
Pennellate di Germania, o meglio, del mio quartiere
Pinceladas de Alemania, o mejor dicho, de mi barrio (la versión española sigue la italiana)
Premetto che questo post è inzuppato di stereotipi e spero che nessuno leggendolo si metta a fare il puntiglioso: so che di gente in qualsiasi paese ce n'è per tutti i gusti, ma io volevo parlare di semplici impressioni che ho quando cammino per la strada e non mi sono soffermata a fare distinguo sociologici.
Quando passeggi per le strade di una città tedesca e sei un "europeo mediterraneo" (parola con cui definisco tanto gli spagnoli e gli italiani quanto i greci e i turchi) non puoi fare a meno di accorgerti di quello che le rende differenti dalle strade del tuo paese natale. Non solo c'è una percentuale anormale di gente bionda, ma ti accorgi anche che non sei alto o, nel caso in cui tu sia basso anche a casa tua, che sei una specie di nano. Il problema è che se sei un "europeo mediterraneo" ti accorgi anche di un altro particolare: molta gente si veste davvero male, come se avesse pescato la roba dall'armadio alla rinfusa, giusto per coprirsi e basta dare un'occhiata alle vetrine dei negozi per capire come mai manchi il gusto a parecchi clienti... Eppure ci sono momenti in cui, se stai camminando con il lettore mp3 acceso, ti senti improvvisamente catapultato in un'altra dimensione e se non fosse per il cielo grigio e la temperatura triste, penseresti di trovarti in un quartiere di Napoli, di Atene, di Istanbul o di Siviglia. Questo incredibile sdoppiamento avviene quando "attraversi" un gruppo di europei mediterranei come te: sono quelli dalle sopracciglia e le ciglia più scure, dagli sguardi più profondi o più insolenti, dai gesti appassionati con i quali ravvivano le loro conversazioni. Questi elementi anomali nel paesaggio tedesco si danno pacche sulle spalle, abbracci, ridono a bocca aperta un po' sguaiatamente, mantengono conversazioni a voce un po' più alta della media, hanno uno stile personale (il che non implica che debba essere raffinato, anzi, a volte è alquanto criticabile, ma si vede che almeno se lo sono studiato).
Quando esco di casa e passeggio a volte mi accorgo che sto schedando mentalmente le persone e cerco di attribuire loro un'origine prima che una parola pronunciata nella loro lingua o in un tedesco con l'accento buffo mi permetta di trovare conferme alle mie supposizioni. Ogni mattina, per esempio, andando a lavorare incontro un 50% di "nordici", un 30% di "europei mediterranei" e un rimanente 30% di "vari". La definizione "vari" include una quantità infinita di nazionalità per definire le quali, sfortunatamente, non ho strumenti sufficienti: nella maggior parte dei casi non so approssimare l'origine specifica di arabi, africani a orientali.
Alcuni africani del mio quartiere sono sicuramente del Ghana perchè ho notato che in Kölnerstrasse (dove vivo io) ci sono un salone da parrucchiera che si chiama "Ghana" e un negozio di prodotti dell'omonimo paese. Colgo l'occasione per ricordare a coloro che sono venuti a trovarmi il mitico negozio africano/drogheria/micromarket -e chi più ne ha più ne metta- sulla cui vetrina campeggia la scritta CITA, con annessa la spiegazione "Christ is the answer". Ancora non so di dove siano i proprietari e dubito che entrerò mai per chiederlo.
Per quanto riguarda gli orientali che hanno piccoli ristoranti qua e lá per il quartiere, so che alcuni sono vietnamiti (o almeno, so che i loro ristoranti lo sono), ma per esempio non ho idea dell'origine della famiglia Hong, che vive al terzo piano del mio edificio e gestisce un Imbiss (traducibile come "diner" in inglese) al piano terra dello stesso.
E degli arabi che dire? Ce ne sono molti e, dall'attento studio dei ristorantini e degli imbiss della zona, credo di poter affermare che parecchi sono libanesi. Proprio sotto casa mia hanno aperto una sorta di bar/caffè con narghilè, divanetti orientali beige e bordeaux, piccoli ombrelloni che fanno venire nostalgia dei posti dove devi davvero proteggerti dal sole. A pochi metri c'è anche una pasticceria con dolci tipici del maghreb e del medio oriente, ma non so proprio capire di dove siano i gestori: le scritte arabe sono indecifrabili e forse hanno pensato che ai tedeschi non interessi sapere di che paese sono, quindi sulle vetrine non c'è nulla in caratteri latini che possa illuminarmi riguardo alla loro origine.
Voglio dedicare questo post a qualcuno che fa parte del 30% dei "vari" che incontro la mattina andando a lavorare: lo dedico alla fantasma. La vedo arrivare da lontano, cammina in modo piuttosto energico, forse è una persona che suole andare di fretta o magari è una ritardataria cronica costretta ad accelerare il passo per non peggiorare i suoi record negativi. Non so che faccia abbia ma so che è magra, minuta. Credo sia alta come me o forse un po' meno. Non so nemmeno di che colore sono i suoi occhi, nè se porta i capelli lunghi o corti, nè se la sua pelle è bianca, olivastra o rosea. So solo che a causa della sua camminata energica e della sua magrezza, l'enorme casacca nera che indossa, lunga fino ai piedi, ondeggia attorno alle sue gambe, al suo torace e alle sue braccia, come se sotto non ci fosse nessuno, come se il corpo che copre e nasconde fosse quasi etereo. E di lei so anche che guarda sempre per terra, o che lo fa quando le passo accanto, impedendomi di vedere i suoi occhi nascosti dietro gli occhiali da sole che sbucano dalla fenditura del suo niqab (Il niqab è una tipologia di velo che si porta in molti paesi di religione musulmanane copre la faccia della donna del tutto, fatta eccezione per una fessura lasciata aperta all'altezza dagli occhi). Dedico questo post alla fantasma, che mi fa un po' di curiosità e un po' di paura tutte le volte che la incrocio, sotto il cielo grigio piombo delle mattine dusseldorfensi.