sabato, gennaio 28, 2006
Oggi posto perchè non ce la faccio più. Non ce la faccio più a stare attaccata a un computer eppure non posso piantarla... no no, non c'ho quella sindrome assurda tipo bulimia da internet, magari. Mi sto semplicemente spaccando in quattro per i papers che devo consegnare in questo finale glorioso di primo semestre. E dato che i papers li devo scrivere al computer e che la maggior parte dei documenti inerenti le politiche europee sono online, mi tocca stare appiccicata allo schermo per così tante ore e da così tanti giorni che proprio non lo sopporto più. L'unghia del mio indice destro è minuscola, quella del mio medio sinistro (sono i due prescelti del periodo) pure. Quando non ho le unghie lunghe e smaltate vuol proprio dire che sono messa male. In ogni caso, ora trinacriano mi dirà che io posto su sto blog solo quando sono triste o scazzata.. forse ha un po`di ragione, ma alla fine non è che stiano succedendo cose allucinantemente divertenti nella mia vita, quindi mi sembra che abbia sempre più senso postare quando ho qualcosa da dire (e le lamentele lo sono) piuttosto che quando passo giornate assolutamente una identica all'altra. non mi fraintendete, io qua non ci sto mica male, ma faccio una vita banalmente di routine: vado all'università, studio, mangio, chiacchiero con i miei amici, vado a lezione fino alle 20 esco con i miei amici o ceno con kathrin o vado al cinema con virginia o vado a tedesco. Punto. Certo, durante il fine settimana esco di più, ma la giornata in sè e per sè non è che sia più emozionante.
Una cosa carina da raccontare però è stata la mia prima esperienza in una tipica sidreria locale. Per i i triestini posso dire che mi ha ricordato un sacco l'osmiza. Per i fuori Trieste mi dispiace, ma osmiza è troppo difficile da spiegare. Continuando con la questione sidreria, le più buone stanno un po' fuori, tipo vicino ai paesini e sono gestite da gente che ci vende la propria sidra e tendenzialmente i prodotti della propria terra. Il prezzo che si paga è fisso ed include tutta la sidra che vuoi più cibo (questo a quantità "fisse"). La sidreria in sè è un salone enorme, che magari una volta era una stalla fienile o una cosa così, con tantissimi tavoli di legno e panche, che da una parte è occupata da botti gigantesche, di diametro 3 metri e mezzo, piene di sidro. Su ogni botte c'è un rubinetto , ma non vengono aperti tutti insieme, se ne aprono al massimo due per volta. Alla'apertura un uomo emette un grido strano, un po' da pecoraro sinceramente, e un sacco di gente si alza col suo bicchiere e va a mettersi in fila. Lo spruzzo di sidra che esce dal rubinetto è continuo e quasi orizontale: ci si deve mettere uno dopo l'altro per farsi centrare il bicchiere in modo da ottenere la schiuma (al contrario che per la birra, il sidro è considerata più buona se è schiumosa). Ovviamente un sacco di prezioso liquido finisce per terra, dove c'è un gran paciugo e dei canaletti di scolo per evitare che rimanga tutto bagnato. Tanto per dire, la sidreria non è luogo dove andar vestiti fighetti. Per quanto riguarda il cibo, noi abbiamo mangiato cose abbastanza tipiche (non che ci sia un menù variato, è fisso, ma può variare di sidreria in sidreria): tortilla con baccalà, baccala con peperoni verdi, bisteccona, e un dolce, il membrillo, che sembra marmellata compattata e che va accompagnato con il formaggio locale. Il tutto viene servito in piatti unici (che vengon sostituiti mano a mano che si svuotano) dai quali la gente del tavolo deve servirsi aiutandosi con il pane e le posate. Il pane sono pagnottone belle grandi fatte in casa con farina gialla: deliziose. Inutile sottolineare che alla fine c'è una valanga di gente che, dagli e dagli con i bicchieri di sidra, emozionata ad ogni grido selvaggio di apertura delle botti, finisce ubriaca fradicia. E lì si nota, come mi hanno detto anche i miei amici baschi, la loro vena montanara e grezzona: iniziano a gridare e cantare e le donne emettono alte grida con una strana modulazioneche ricordano un po`quelle di alcune cerimonie di riti africani (c'è chi dice che i baschi arrivino dall'Africa). Le sidreria infine sono un po' il covo di questo complesso aspetto del paese basco che è il nazionalismo. In sidreria mi sono sentita un po' straniera e fuoriluogo, perchè tutti parlavano in euskera (a san sebastian è un po`meno comune che in uno stesso ambiente tutti lo parlino) e si percepiva che stavo vivendo qualcosa di veramente locale... non so bene come spiegarlo...
Ecco, ora nessuno mi dica che quando posto racconto solo cose tristi, eh? Vi ho offerto un amabile scorcio di società guipuzkina (guipuzkoa è la regione dove vivo io - il paese basco ne ha sette credo-), presto potrò deliziarvi con il racconto della mia lunga odissea verso la Germania: verso la fine di febbraio mi avventurerò con l'autobus da qui fino a Goettingen, molto a nord... auguri...