alza la corolla verso il sole

venerdì, marzo 25, 2005

Oggi è il 25 marzo, festa nazionale greca che celebra la fine della dominazione turca... Sono andata alla Comunità di Trieste, dove erano stati organizzati balli tradizionali, festeggiamenti e soprattutto erano stati cucinati mille ottimi cibi... Però mi sono sentita un pò strana, un pò triste... La mattina avevo già ricevuto una telefonata di mio zio Takis, che mi chiedeva del mio futuro, voleva sapere se ho ricevuto qualche risposta di sorta. Quando gli ho detto che aspettavo di vedere se sono stata accettata per un tirocinio a Istanbul (che ovviamente con i greci va chiamata Costantinpoli), lui ridendo mi ha detto "eh, tu, amica dei turchi...". Ma non sono sicura che la sua frase non contenesse anche un pò di rammarico, un pò di ironia, un pò di incomprensione per questa mia scelta, un pò di speranza che io prima o poi cambi interesse. Forse mi sbaglio, ma in qualsiasi caso la giornata è iniziata con questo pensiero... Poi alla comunità ho ascoltato la presentazione delle danze: si ripeteva di continuo come questi balli celebrassero la sconfitta dei turchi, la fine di un'epoca buia di quattrocento anni di dominazione, la speranza in un futuro migliore. Non sto cercando di negare che quella turca fu una dominazione, anzi, figuriamoci, non sto nemmeno dicendo che non dovremmo festeggiare la liberazione del paese dall'Impero Ottomano... però mi sono sentita un pò fuori posto, ho quasi pensato che, probabilmente, la metà delle persone che stavano in quella stanza -a battere le mani a ritmo di sirtaki- non avrebbero apprezzato la mia passione per la Turchia contemporanea, nè tantomeno il mio continuo paragonarla nella mia mente alla Grecia. Ma non è forse la cosa più normale interessarsi di coloro che vivono oltre confine, gomito a gomito con te? E non lo è ancor più se consideriamo che la metà dei cibi del banchetto della nostra festa della liberazione portano nomi evidentemente turchi? Mangio kataifi, keftedakia, loukoumades... e non posso fare a meno di pensare, con entusiasmo quasi infantile, che in turco non sono altro che kadaif, kofte e lukum. Non sono le musiche che abbiamo ascoltato durante i festeggiamenti diverse da quelle del resto d'Europa, così simili a quelle dei Balcani, così simili a quelle arabe, infine, così simili a quelle dove c'è stata la dominazione dell'Impero Ottomano? E mille mille altre cose della mia parte greca si riflettono nella mia mente in quello che leggo della Turchia, più che in quello che vedo degli altri paesi europei. Se dei greci potessero leggere questo post mi sbranerebbero penso. Discuterebbero con me al solo fine di distogliermi dalle mie posizioni. ma io ci resto, e sono prorpio queste domande e le risposte che ad esse darei che mi spingono a desiderare di continuare a conoscere e sapere... se le risposte che darei ora sono sbagliate lo voglio capire da me, da sola, sul campo.

Alla fine della festa però, quando sono andata a salutare un vecchio amico dei miei genitori, ho ascoltato le sue parole e mi sono sentita meglio, forse ancor più motivata di prima. Il suo nome è Laokratis, che letteralmente andrebbe tradotto "potere del popolo"... non ci vuole molto a capire che i suoi genitori erano comunisti e decisero di dargli questo nome ricco di significato, ma completamente inventato, anzichè pescarne uno dal calendario dei santi. E a chi non è greco forse sfugge l'importanza che per gli ellenici ha l'avere un nome corrispondente ad un santo: in Grecia si festeggia l'onomastico molto più del compleanno... se non hai onomastico sei a dir poco strano e un pò fuoriluogo. E Laokratis è un uomo con una storia tutta particolare, che è cresciuto in ungheria da genitori greci, poi si è spostato a lungo fino ad arrivare qui a Trieste, dove si è sposato con un' italiana e ha messo su famiglia. E' sempre rimasto fortemente legato alla sua identità greca, desideroso di averne una definita nonostante gli spostamenti in tanti paesi diversi, nonostante fosse, come lo erano i suoi genitori, comunista anche un pò rivoluzionario... Beh, lui mi ha detto sorridendo: "fai proprio bene a studiare la Turchia, chi più di noi dovrebbe farlo? A cominciare la guerra si fa presto e per farlo non serve sapere nulla, a fare la pace invece ci vuole del tempo ed è necessaria la conoscenza". Queste parole mi sono piaciute tanto, anche se a voi magari sembrano banali... ma vi assicuro che nel contesto, in quello specifico momento, sono state un balsamo per il mio spirito, qualcosa che volevo segnare nella mente per ricordarla ogni qualvolta sarà necessario...

postato da slinchogled 20:01 | commenti (4)

giovedì, marzo 24, 2005

Domani parto per Trieste e ci rimango una settimanella... un pò sono felice un pò no... mi manca la mia casa, se per casa intendiamo mia madre (che è una donn a dir poco peculiare), il frigo sempre pieno, sky tv e il canale satellitare ci cui fare scorpacciate a famiglia congiunta sul divano. MI manca anche il mare a dire il vero, ma quello, beh, mi basta vederlo ovunque... e chissà perchè finisco sempre a vivere inposti dove non c'è. Però Trieste in sè, beh, Trieste in sè e per sè non mi manca. Non la sento più mia. Non saprei nemmeno dire se l'ho mai sentita mia... posso dire di averla apprezzata maggiormente durante le superiori, ma neppure allora la percepivo come la mia città. Ed il pensiero ora va al fatto che non ho una città mia. Non sento come veramente mia quella dove sono nata e non riesco più a sentire come mia quella dove ho studiato. Perchè non sono più una studentessa e mi sento inutile qui, apparentemente nullafacente ed in perenne attesa. Se fossi rimasta più a lungo avrei percepito come mia Madrid, la mia amata Madrid? Forse sì, eppure è una città dove non parlavo la mia lingua madre ed ero circondata da una cultura forse simile a quella in cui sono cresciuta, ma comunque diversa. Mi domando che sarà di me da settembre, o forse addirittura dalla fine di aprile. Dove approderò? E soprattutto approderò consapevolmente o naufragherò? E come percepirò questa nuova città? Forse ancora come una città non mia... probabilmente sarà, di nuovo, il luogo a cui collego un'epoca della mia vita, ma un'epoca lunga quanto? Insomma, è la serata degli interrogativi inutili ai quali non si può trovare risposta se non aspettando... e allora aspetterò e vedrò cosa mi toccherà in sorte...

postato da slinchogled 01:26 | commenti (1)

domenica, marzo 20, 2005

Ho una fan che mi ha chiesto di postare e questo mi rende tanto felice… anche se continuo a pensare che mantenere in vita questo blog sia pressochè inutile dal momento che è piatto e noioso. Il mio problema non è scrivere né raccontare le cose… il mio problema è legato al fatto che non posso scriverle nel momento esatto in cui mi sento ispirata a farlo. Se avessi un computer portatile (veramente portatile, non come il mio da 6 kg) supertecno o un cellulare mms, ecco, forse sì, frose potrei mettermi a scrivere nel momento esatto in cui mi va di farlo. Ma così, tornando a casa la sera e guardando lo schermo bianco, che ne so, mi sfugge la creatività. Però oggi mi è successa una cosa bella, o meglio, una situazione bella.

 

 

Di domenica, per chi non lo sapesse, il centro storico di Bologna è chiuso al traffico. No macchine, no folle i gente. E’ proprio bello. Cioè, mi stanno un po’ sulle palle le famigliole che se ne vanno in giro in bici, ma posso sopportare.. E così mi sono ritrovata a camminare sotto i portici di una strada bella e grande, via Santo Stefano, da sola. Era meraviglioso non veder attorno a me altra gente, meraviglioso non sentire altra gente. Non c’era il tipico rumore di sottofondo che c’è sempre ed era stranissimo, io non mi soffermo mai a pensare granchè all’inquinamento acustico, forse anche perché vivo con due auricolari piantati nelle orecchie, però è vero che di solito in città c’è sempre rumore. E oggi, mentre camminavo sotto il portico mi è quasi sembrato di essere la protagonista di quei film apocalittici ambientati in città del postnucleare, dove non c’è più nessuna forma di vita…

Camminavo e il sole filtrava fra le colonne, faceva quasi caldino, le pareti dei palazzi signorili gialle, arancioni e rosse, sembravano quasi prender vita sotto i raggi. No, se qualcuno volesse fare lo spiritoso, no, non mi ero fatta di acidi. Il silenzio è stato improvvisamente interrotto dai Gotan Project e mi sembrava così strano che per un momento ho pensato fossero nella mia testa. Invece la musica arrivava dalle finestre spalancate all’aria primaverile di un palazzo tutto serioso ed elegante e non ho potuto fare a meno di sedermi su un gradino ed ascoltare. C’era solo la musica e pochi rumori lontani di sottofondo. Mi è venuto un po’ da piangere, perché come moti di voi sapranno sono un po’ stupidamente emotiva… e c’è anche chi sa perché mi è venuto da piangere, ma questo lo lasciamo ad un altro post magari, ad un altro momento. Un autobus è arrivato mentre me ne stavo sul gradino e ha coperto la musica, ha sollevato della polvere, ha interrotto quello strano momento.. Quando è ripartito qualcuno aveva abbassato il volume della musica, delle persone erano scese ed avevano cominciato a contaminare il silenzio con un brusio… I Gotan Project erano diventati solo un sottofondo lontano… Mi sono alzata e me ne sono andata pensando a quanto, a volte, la frase “cogli l’attimo” sia semplicemente vera.

 

 

TOZI POST E ZA MOE SLADKO ASHURE :p

postato da slinchogled 23:19 | commenti (2)